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Il "Rolu"



Il testo è tratto, per gentile concessione, dalla Tesi di Laurea in Antropologia delle società complesse: "Il Rolu di Coassolo. Riti di passaggio e di iniziazione in una comunità della montagna piemontese" della dottoressa Gessica Liberti

Il "Rolu"


Un particolare rito collettivo in auge a Coassolo è il “Rolu”. Interessante notare come,  seppur  non  più  in  funzione  e  non  specificamente  presenti  a Coassolo,  le  “Compagnie   dei  Giovani” (vedi "I Priori")  abbiano influenzato molto il “Rolu” in quanto anche quest'ultimo coinvolge giovani non sposati e per molto tempo ha coinvolto solo i ragazzi (le donne sono state ammesse solo nel 1965); inoltre, durante il “Rolu”  i partecipanti devono dimostrare la loro appartenenza alla  comunità attraverso balli e canti popolari eseguiti in pubblico, resistere a  tentativi di furto del ginepro e sopportare vari scherzi da parte di ragazzi più grandi. I coscritti quindi, un po'  come i membri delle “Compagnie dei Giovani”,  devono dimostrare di essere  all'altezza  del  proprio  ruolo. Interessante ricordare che celebrazioni simili a quella qui presa in esame sono presenti nei  paesi  vicini  ma  a  differenza  del  “Rolu”  si  svolgono  nel  periodo  di Carnevale, accentuando così il lato goliardico di queste manifestazioni: la concomitanza  col  Carnevale  potrebbe  anche  servire  a  sottolineare  lo spirito ribelle dei giovani.

Trovare notizie certe sulla storia e l'origine del “Rolu” non è per nulla facile e le fonti privilegiate restano le testimonianze orali. Tuttavia il legame di questa festa con la coscrizione militare è indubbio, e sulla base di questo elemento  si  possono  trovare  svariate  notizie  tra  cui  risaltano  quelle relative a  risse tra coscritti di Coassolo e quelli dei paesi vicini risalenti già agli anni '90 dell'Ottocento. Oltre a curiosi resoconti di storie più o meno tragiche di coassolesi migrati in  America, è data testimonianza di una  rissa prolungata  tra  giovani  coassolesi  e  balangeresi  risalente addirittura al 1890. Spesso si tratta di risse nei  pressi di stazioni avvenute probabilmente in seguito a ubriacature.  Articoli trovati nell'archivio  storico del quotidiano "La Stampa" permettono di  supporre l'esistenza di feste e forme di aggregazione tra giovani coscritti anche in tempi piuttosto lontani dal presente sebbene non se ne conoscano le modalità di svolgimento. Non essendo il “Rolu” una festa di competenza di un'autorità pubblica o religiosa, le attestazioni che la riguardano sono praticamente inesistenti. Per fortuna vengono  in  nostro  aiuto  le testimonianze orali, che ci permettono di risalire  grosso modo alla fine della  Seconda Guerra Mondiale. Per lungo tempo è stata la festa di leva ad essere al centro dell'attenzione tanto che, pur essendo legata al “Rolu”, essa si svolgeva  separatamente.

Tra l'altro lo stesso termine “Rolu”, secondo l'ipotesi  più  accreditata, fa riferimento al ruolino, registro militare  dove  venivano registrati i soldati appartenenti ad un determinato reparto. I partecipanti alla  suddetta festa di leva, che si svolgeva dopo il “Rolu”, si distinguevano per il fatto di indossare un cappellino  particolare  recante  i  colori  della  bandiera  italiana  con  su scritto “Viva la classe... “ e l'anno  in questione. Da segnalare che l'uso  di questo cappellino fu sporadicamente reintrodotto in una sola edizione del “Rolu”, quella del 1991, affinché i coscritti del 1973 potessero distinguersi dai loro predecessori protagonisti di una festa particolarmente sfarzosa. L'uso del  suddetto  cappellino  però  fu abbandonato  l'anno  successivo.  Anche i foulard  indossati  dai  giovani maschi avevano un aspetto   differente: ricordavano le cartoline patriottiche inviate alle  famiglie dai soldati con immagini di militari in divisa su sfondo sereno con slogan patriottici del tipo "Gli Italiani per gli Italiani".  Ricordiamo  che  anche  i  foulard  del  “Rolu”  hanno  subito  vari cambiamenti: dalle classi del 1947 a quelle degli anni '70 circa i foulard recano la scritta "W la classe..." e l'anno in questione accompagnata da un ricamo  floreale, mentre quelli degli anni successivi mostrano, oltre all'anno, il nome di ogni singolo partecipante e  una  mascotte scelta dal gruppo, spesso diversa per maschi e femmine. 

La festa di leva si svolgeva dopo il “Rolu”  che segnava più chiaramente il  passaggio  all'età  adulta e aveva  luogo  a  diciotto  anni.  Tale  festa  di  leva  era  presumibilmente distinta dal “Rolu” per dare maggior risalto alla mascolinità dei giovani, fieri di esporre sul proprio braccio la scritta "Abile" inserita su un braccialetto di stoffa tricolore da portare al braccio che diventava quindi  per il giovane uomo un autentico simbolo del pieno raggiungimento della propria mascolinità. Tale festa era strettamente  legata alla naja ed aveva carattere itinerante: i partecipanti si spostavano di paese in paese per una  serie  ininterrotta di  balli e pranzi della  durata di  otto giorni a differenza del “Rolu” che dura un solo giorno. Questa festa dei coscritti in senso più stretto fu abbandonata all'incirca nel 1977. Sopravvisse solo il “Rolu”, da sempre porta d'ingresso nell'età adulta alla qual. Importante ricordare che dal 1965 partecipano anche le ragazze. Questa comparsa è probabilmente segno della necessità da parte della gioventù, qui definita come comunità rituale di giovani maschi scapoli, di far fronte alle carenze di membri dovute ai cicli di spopolamento della montagna a cui anche Coassolo ha assistito.

Si può dire quindi che per un lungo periodo  si è assistito alla presenza di un vero  e proprio percorso di formazione del giovane uomo che iniziava col “Rolu” e terminava con la leva militare.  Infatti chi non  partecipava al “Rolu”,  non veniva ammesso alla festa di leva che precedeva la partenza per il servizio militare, ritrovandosi vittima di una forte esclusione  sociale; tanto che la possibilità di non partecipare a questo rito non era praticamente presa in considerazione.

Va da sé che le feste dei diciott’anni si svolgevano separatamente, ma soprattutto la dimensione del forestiero era molto più rilevante di oggi e veniva sottolineato in vari modi anche in manifestazioni diverse dal “Rolu”. Ad esempio la conclusione delle feste incentrate su un grande ballo era segnata dall esecuzione della ballata del forestiero oltre la quale nessuno poteva trattenersi.

Interessante l’usanza secondo la quale all’ingresso delle feste di paese si offriva un bicchiere di vino in cambio di una piccola offerta dicendo: "O'c lu beivas, o chi 't lu beivan" cioè "O lo bevi, o te lo beviamo", se l avventore si rifiutava di bere e di elargire l’offerta, il bicchiere di vino gli veniva rovesciato addosso. Tra l’altro, reminescenze  di giochi e scommesse legati al vino hanno lasciato tracce anche nel “Rolu” attuale infatti, durante la cena, ogni partecipante viene invitato ad alzarsi quando viene canticchiato il suo mese di nascita e a bere tutto d un fiato il proprio bicchiere di vino. (Ad esempio si canta: "Chi è nato a gennaio si alzi, si alzi... e bevilo, bevilo, bevilo!!" e si continua così finché non vengono citati tutti i mesi dell anno).

Proprio  l'idea  di  mettere  alla  prova  i  ragazzi,  ancora  oggi presente nel “Rolu”,  porta a pensare a questa festa come ad un rito di passaggio  non  cruento  verso  quella  che,  seguendo  Van  Gennep,  viene definita “pubertà sociale”  ovvero il segno dell'ingresso nella società degli adulti, così definita   per distinguerla dalla pubertà fisiologica che non comporta il passaggio  da una classe  d'età  ad  un'altra.  Infatti, a ben guardare, all'interno del “Rolu” si possono distinguere le tre fasi del rito di passaggio indicate da Van Gennep: la fase preliminare, la fase liminare e la fase postliminare. Certo, in questo caso non ci troviamo di fronte ad un classico esempio di iniziazione tribale come quelli studiati da Van Gennep, ma si può comunque notare una certa alternanza tra momenti di separazione e di aggregazione tipica dei riti di passaggio, con una netta prevalenza dell'aggregazione. La fase di separazione è poco pronunciata ma si può intravedere nelle riunioni preparatorie che si svolgono parecchi mesi  prima  della  festa  e  sono  riservate  esclusivamente ai coscritti partecipanti. Durante queste riunioni si stabiliscono i dettagli di ciò che accadrà il giorno del Capodanno seguente (anche il giorno tradizionalmente fissato per il “Rolu” è particolarmente significativo in quanto  da  sempre  simbolo  di  rinnovamento),  e in  questa  occasione possono emergere volontà di competizione con i propri predecessori nel caso  questi ultimi abbiano organizzato festeggiamenti particolarmente sfarzosi, ad esempio ingaggiando orchestre costose. Inoltre, seguendo Claude Rivière si può affermare di trovarci di fronte a una sorta di "iniziazione  volontaria" nel  senso  che  la  partecipazione al  “Rolu”  non  è obbligatoria ed esistono casi di ragazzi e/o ragazze che si sono rifiutati di partecipare.

Come si svolge il “Rolu”: per i neodiciottenni la festa comincia alle nove del mattino con il ritrovo in piazza, che può essere quella di San Nicolao o di  San  Pietro  a  seconda  della  provenienza  della  maggior  parte  dei partecipanti,  poi i ragazzi e le ragazze prendono parte alla Messa al termine della quale distribuiscono vino ai presenti intrattenendoli con le tipiche “Courente” (“corenta” in grafia occitana normalizzata, è una danza diffusa nelle vallate alpine) e canti popolari. In questa sede non è irrilevante notare che, anche se la mancata partecipazione alla Messa da parte di uno o più coscritti creerebbe scalpore, la componente religiosa appare decisamente in secondo piano e la  presenza dei coscritti in chiesa ha in realtà la funzione di mostrarsi ufficialmente al paese. Successivamente ci si reca dall'altra  parte del paese  dove si ripete la stessa procedura. Tutti gli spostamenti avvengono per mezzo del carro, un trattore il cui rimorchio, chiamato “tamagnun”  in  dialetto,  addobbato  e  attrezzato  con divanetti di fieno per ospitare i coscritti. Sul “tamagnun” si trova anche il ginepro che verrà bruciato a mezzanotte, anch'esso addobbato. I coscritti, dopo  aver  pranzato,  trascorreranno l'intero  pomeriggio  a bordo del carro, scorazzando per le vie del paese. In passato il carro veniva messo a disposizione  da  chi  lo  possedeva,  spesso  famiglie  di  contadini  più benestanti, soltanto per il “Rolu” dei propri figli, infatti l’utilizzo del carro-trattore è stato generalizzato soltanto nelle edizioni più recenti. Gli spostamenti dei coscritti erano seguiti da una piccola fanfara, come avviene ancora oggi, ma una differenza importante era costituita dal fatto che la gente scendeva in strada per assistere al passaggio dei ragazzi e non si limitava a radunarsi in piazza per dare il proprio contributo   alla  festa.  Inoltre all epoca  gli  scherzi nei  confronti dei coscritti erano più pesanti e in particolare i ragazzi più grandi non cercavano semplicemente di nascondere il ginepro o di sabotare il rogo ma tentavano anche di bruciarlo al posto dei legittimi proprietari privandoli  così  del  loro  fulcro  iniziatico  che,  come  già  spiegato, costituisce il vero e proprio simbolo dell ingresso nella vita adulta.

Un elemento interessante è costituito dal fatto che  il “Rolu”  si celebra il primo gennaio, a  differenza di quanto avviene nei paesi vicini dove la festa dei coscritti si celebra durante i

carnevale: in questo modo il “Rolu” si slega dal clima goliardico carnevalesco accentuando così il suo carattere di rito di passaggio. La  cena  è  il  momento  di massima   condivisione  con  la  comunità  in  cui  tutti  sono  invitati  a partecipare e i coscritti possono finalmente sfoggiare il frutto delle loro fatiche dando vita  ad una festa coinvolgente soprattutto attraverso i balli, più o meno  improvvisati da tutti sulle note di orchestre o piccole fanfare che suonano  dal vivo.

Tra i cambiamenti che il “Rolu” ha subito nel corso del tempo ce n'è uno che può  sembrare curioso:  la  perdita di  importanza del  pranzo, che  oggi avviene in  forma ristretta e quasi privata tra i ragazzi partecipanti, a favore  della  cena.  Questo  fatto  è  indice  del  passaggio  dal  mondo contadino a quello  industriale. Infatti nelle società agricole non c'erano molte possibilità di  abbandonarsi a baldorie serali perché la cura degli animali richiedeva al contadino un impegno sia serale che mattutino quindi le festività risultavano contratte per numero di ore disponibili, mentre in generale  si  può  affermare  che  le  società  industriali  contemporanee permettono  maggiore  flessibilità   per  quanto  riguarda  l'interruzione temporanea del lavoro. Vi è un aspetto rimasto costante nei “Rolu” di ogni tempo: la  musica. Da sempre infatti essa rappresenta un elemento importante che si può dire riassuma simbolicamente in sé tutti gli scopi della festa: genera un'atmosfera di allegria spensierata e di condivisione, e al tempo  stesso mette alla prova i coscritti che, esibendosi in canti e danze popolari  devono conquistare il favore del pubblico e mostrare il loro grado di appartenenza e coesione con la comunità.  Spesso si tratta di canti popolari a sfondo goliardico, ma a tratti anche religioso: durante tutta la  giornata si  ingaggiano piccole  fanfare che seguono  i  coscritti  e  li  allietano  con  canzoni  ballabili,  il  cui  ruolo  è fondamentale durante la serata. Momento in cui proprio la musica suonata dalla fanfare coinvolge tutti i partecipanti  alla cena in una lunga sequela di balli che si  protrae fino a mezzanotte, ora in cui si accende, sulla piazza principale, il  rogo  del ginepro anch'esso  accompagnato da danze e musica  (i  coscritti  danzano  in  cerchio  attorno  al  fuoco  cantando  la canzone della leva che inneggia alla loro annata e alla forza della gioventù, cantata in parte in dialetto,  in  parte  in  italiano). Il testo della canzone cardine della festa del “Rolu”  batte sui temi classici della bandiera, della gioventù, e della forza (es: "E  viva il 9, e viva il 6, viva  la  leva, viva la leva/E viva il 9, e viva il 6, viva la leva 96/96  è un fiore, un  fior di primavera che  porta  la bandiera/che porta la bandiera/96  è  un  fiore, un fior di primavera/che porta la bandiera, la bandiera tricolor/96 l'è n'arbu, l'è n'arbu bin piantà/ e guai a chi lu tuca e guai a chi lu tuca/96  l'è n'arbu, l'è n'arbu bin piantà/e guai a chi lu tuca e guai a chi lu tuca/ ca resta fulminà/ 96 è d'oro/e d'oro e di diamante/la  leva  trionfante, la leva  trionfante/96  è d'oro, è d'oro e di diamante/la leva trionfante/la leva trionfante che sempre vincerà”). Danze  improvvisate  si protraggono fino a tarda notte.

Come già detto, il ginepro viene bruciato sulla piazza a mezzanotte dopo la cena aperta a tutti. Questo rogo rappresenta l'abbandono  definitivo  dell'infanzia   e  per  questo rappresenta un rito di passaggio, suggellato dal fatto di aver resistito a tentativi di furto del ginepro o di sabotaggio del rogo ad opera di ragazzi più grandi. Infine il rogo del ginepro, che avviene a mezzanotte, rappresenta l'apogeo simbolico di tutta la manifestazione in cui i partecipanti entrano definitivamente nella società adulta mentre la spensieratezza di quel giorno e  della  loro  infanzia brucia scaldandoli mentre danzano.

Un aspetto particolare di questo rituale e della sua storia è costituito dal fatto di  essere riuscito a unire le frazioni di San Nicolao e  di San Pietro, spesso rivali o comunque  divisi  negli anni passati.  A  lungo  si  è  assistito  a festeggiamenti separati, e il “Rolu” ha subito una battuta d'arresto che sembra aver riguardato più San Nicolao, tra l'altro zona maggiormente colpita dai cali di popolazione dovuti all'industrializzazione. Poi attorno al  2005, per iniziativa di due giovani del posto, il “Rolu” riprende riunendo tre leve - 1987,  1988, 1989 - ma è ancora diviso per frazioni. L'edizione successiva ha invece  visto il regolare coinvolgimento di una sola leva e il coinvolgimento dell'intero paese.  Oggi, come si è detto, il “Rolu” attira anche partecipanti non autoctoni e per alcuni  rappresenta  una riscoperta delle proprie radici che evoca l'affetto per quella che è stata la  terra dei nonni o di altri parenti.

Seguendo le fluttuazioni demografiche di questi decenni  anche il “Rolu” ha subito battute d'arresto e oggi, riportato definitivamente in auge da autoctoni, attira  spesso  l'attenzione  degli  abitanti  di  alcuni  paesi  nei  dintorni, spesso privi di tradizioni specifiche sul passaggio alla maggior età, che si uniscono ai coassolesi nei festeggiamenti. Ricordiamo che si tratta di una festa particolare anche perché, specie nella sua versione attuale, non è riservata alla ristretta comunità di autoctoni ma  è  abbondantemente aperta agli estranei a differenza di altre, per lo più religiose, che vedono una prevalenza di autoctoni in ruoli centrali come ad esempio quello del Priore.