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I Priori



Il testo è tratto, per gentile concessione, dalla Tesi di Laurea in Antropologia delle società complesse: "Il Rolu di Coassolo. Riti di passaggio e di iniziazione in una comunità della montagna piemontese" della dottoressa Gessica Liberti

I Priori


Coassolo  è  un  paese  territorialmente  molto esteso, e i rapporti tra le frazioni principale di San Nicolao e di San Pietro non sono sempre stati idilliaci: le popolazioni dei due raggruppamenti, che   comprendono numerosissime frazioni  minori,  hanno  avuto  spesso  una  tendenza  al corporativismo interno, dunque a un certo grado di isolamento che ha portato alla  formazione di  tradizioni relativamente separate. Uno  degli esempi più rilevanti è costituito dalla sostanziale divisione delle feste patronali: San Nicolao da una parte, San Pietro e San Paolo dall’altra, ma  questo tipo di differenziazione risulta evidente anche in altre feste. La  Madonna del Rosario è festeggiata solo a San Nicolao mentre San Giovanni  Bosco si festeggia a San Pietro, anche se ultimamente si è registrata una certa apertura nei confronti degli altri coassolesi.

E’ importante aprire una parentesi sul “Priorato”,  concentrandoci  sul  significato  particolare  che  esso  assume quando  si parla di feste, non solo in ambito coassolese ma anche in molti altri  paesi. Le origini possono risalire o avere legami con le antiche Compagnie dei Giovani che anticamente gestivano i tempi festivi attraverso gruppi di giovani maschi celibi. Questi gruppi erano dotati di una rigida gerarchia con a capo un Abate (alcune volte chiamato Re, specie in relazione alle Compagnie dei Folli, analoghe alle Compagnie dei Giovani). L’Abate era affiancato molto spesso da un Alfiere e la gerarchia delle Compagnie ricalcava quella militare: tale carica non poteva essere  rifiutata  e  veniva  assegnata  una  volta  all’anno  dopo  la  festa principale della comunità di riferimento. Queste compagnie avevano anche ruoli difensivi che avevano conferito loro un notevole potere, ben presto temuto dalle autorità civili. Inoltre queste associazioni giovanili erano malviste dalla Chiesa, prima di  tutto  perché deridevano la sua autorità (non a caso il capo della Compagnia si chiamava “Abate” e talvolta gli altri soci  prendevano il nome  di “Monaci”) ma  anche  perché  contribuivano a perpetuare resti di culti pagani come il culto degli alberi sacri. Col tempo quindi queste associazioni persero i loro poteri andando incontro a destini diversi: in alcuni casi sono scomparse, in altre sono  sopravvissute come Abbadie che ancora oggi gestiscono le festività dei loro  paesi, in altri ancora le Abbadie si sono trasformati in Priorati.

Per Priorato  qui  non  si  intende  una  carica  religiosa,  bensì un'istituzione consuetudinaria  che  permette di nominare temporaneamente un individuo, o un gruppo di individui, alla carica di “Priore” di una particolare festa. Il compito del priore, o più spesso del gruppo  di  priori,  consiste  nel  finanziare  e  organizzare  la  festa  in questione. Tale istituzione è molto radicata anche a Coassolo. Introdurre questo argomento ci permetterà di ampliare lo sguardo e di aprire così una piccola panoramica sulle altre festività coassolesi. La maggior parte di  queste  feste è incentrata sulla celebrazione religiosa che giunge al culmine  nel  momento  della  processione,  quando  la  statua  del  Santo celebrato in una particolare occasione viene portato in trionfo per le vie del  paese in un percorso circolare che inizia e si conclude nella piazza antistante la chiesa parrocchiale. Dopo la conclusione del rito religioso, che prevede anche la partecipazione della banda musicale (La Cattolica a San Nicolao, Corpo Musicale San Pietro a San Pietro), è in genere prevista la partecipazione ad un pranzo al quale tutti i paesani possono partecipare.

Ogni festa ha appunto i suoi Priori che, secondo la tradizione, "Ricevono la festa" (quando un priore passa il testimone ad un altro si usa dire che "Dà via la festa" ovvero passa al suo successore onori e oneri) da quelli dell'anno precedente e sono spesso selezionati secondo criteri diversi in base alla festività in questione. Alcune, come ad esempio quella  di  San  Nicolao,  richiedono priori autoctoni, in  particolare capi famiglia che  abbiano superato almeno i cinquant'anni.  Nominare un non autoctono priore, in questo caso, diventa il simbolo di una vera e propria adozione ufficiale da parte della comunità. Una ricorrenza che, dal punto di vista della nomina dei priori, presenta delle somiglianze con quella di  San Nicolao è quella di San Giovanni Bosco, dove i priori vengono scelti tra i coscritti  dell'anno,  preferibilmente  risiedenti  in  San  Pietro.  In passato, la presenza di priori di San Nicolao a questa festa ha causato reazioni opposte: positive tra coloro sostengono la necessità di abbattere le barriere tra frazioni; negative in quello che si può definire come una sorta di "partito divisionista". 

Tra le feste maggiori ricordiamo anche quella di San  Giuseppe, celebrata la prima domenica successiva al 19 marzo, che vede protagonista la Compagnia di San Giuseppe, nata dalla fusione tra la Compagnia maschile e quella femminile un tempo rigorosamente divise tanto  da  organizzare  feste  separate. Da segnalare inoltre che ancora oggi l'ingresso nella  Compagnia è ereditario: quando un membro muore, il figlio o la figlia prende automaticamente il posto del genitore defunto. Un tempo si sarebbe potuta  annoverare tra le feste maggiori anche quella della Madonna del Rosario, caduta in disuso e recentemente ripristinata e tramandata di anno in anno ai priori come altre feste religiose; secondo la norma consuetudinaria, i priori devono essere celibi.

Come si può intuire da quanto detto sin qui, l'assegnazione  del  priorato rispecchia   l'ordine   gerarchico   delle feste, in una gerarchia che attribuisce maggior importanza  a quelle legate ai grandi Santi venerati nelle chiese  principali, mentre assegna una posizione tendenzialmente subordinata alle cosiddette   feste delle cappelle prescrivendo il conferimento del priorato di suddette celebrazioni a persone via via più giovani. Le feste delle cappelle sono molto numerose e non sempre omogenee al loro interno. Una delle più importanti anche per i giovani è la festa della Grata, una particolare cappella di forma circolare dedicata alla Madonna delle Grazie. Un tempo tale chiesetta era un punto di aggregazione per tutti i coassolesi perché costituiva un luogo di ritrovo per tutti coloro che si recavano a spremere noci per produrre olio al sottostante Mulino di Barot, l'unico ad avere l'autorizzazione necessaria. La festa  primaverile,  un  tempo riservata agli abitanti delle  frazioni circostanti, contrapposta a quella autunnale che era aperta a tutto il paese,  oggi  vede protagonisti   i ragazzi: in genere la scelta cade su  quindicenni di entrambi i sessi.  I priori, come spesso accade  nelle feste delle cappelle, devono comprare il pane  che  attraverso la  benedizione impartita dal sacerdote  celebrando  la  Messa,  diventerà  "carità"  da  distribuire  ai partecipanti insieme ad un piccolo rinfresco. Come in tutte le altre feste appartenenti a questa tipologia, il passaggio di consegne da un priore all'altro avviene attraverso la donazione a  ciascun  prescelto  di  una speciale pagnotta benedetta a cinque punte. Da segnalare anche in questa categoria di feste quella di Sant'Anna dove il priorato è assegnato spesso ad  una  coppia  sposata:  lo  svolgimento  è  analogo  a  quello  descritto precedentemente e lo stesso si può dire delle feste di San Sebastiano e della  Madonna  della  Neve  con  le  relative  cappelle.  Particolarmente importante e sentita ancora oggi è la festa di San Rocco, la cui cappella si trova in frazione Castiglione. Questa  celebrazione  coinvolge  in  modo trasversale  tutto  il  paese  ed  è  l'unica  tra le  feste  di  cappella  a prevedere un pranzo oltre che giochi per bambini.