Accesso ai servizi

La Chiesa Parrocchiale S. Nicolao

La Chiesa Parrocchiale S. Nicolao


La Chiesa Parrocchiale S. Nicolao sorge dove originariamente vi era una chiesa più piccola risalente alla metà del 1500. La chiesa era più piccola a una sola navata, come risulta dalle ispezioni post concilio Trento 1545-1563. Basandoci sulla lista dei sacerdoti che hanno retto la parrocchia, ancora oggi incisa all’ingresso della navata centrale, scopriamo che la storia cristiana di Coassolo è iniziata attorno al 1300 ma le notizie sono frammentarie e scarse. Dal Trecento si passa quindi al Cinquecento, epoca a cui risale appunto la prima struttura ecclesiastica documentata. Al periodo post-conciliare risalgono poi alcune decorazioni e dipinti interni come la Pala attribuita a Giovenone” Madonna con Bambino”. Sarà poi l’ispezione del 1584 operata dal Conte Paolo Galateri per conto di Angelo Peruzzi, riformatore diocesi Subalpine ad approvare gli arredi ed a prescrivere il rispetto del codice liturgico oltre ad implementare l'educazione religiosa come prescritto dal concilio di Trento. Contestualmente all’ispezione si rilevò che alcune parti della chiesa si trovavano in stato di degrado in particolare le porte e l'ingresso. Inoltre, nel 1594 si raccomandò la ristrutturazione del pavimento. Tutto questo sfociò nella definitiva ricostruzione settecentesca che diede alla chiesa il suo aspetto attuale.
La nuova struttura è attribuita alla scuola di Juvarra, mentre la facciata (monumento nazionale), ultimata nel 1750, è opera dell'architetto Carlo Maria Castelli.
L'interno è strutturato su tre navate a croce latina, il soffitto presenta numerose volte a botte mentre il tetto è ricoperto di lose. La consacrazione avvenne il 28 settembre 1769 ad opera dell’allora Vescovo Francesco Luserna Rorengo di Rorà. Informazioni più dettagliate si desumono dal Bollettino Storico-bibliografico subalpino del 1942 e dalle memorie storiche redatte da Don Celestino Berta, zelante parroco coassolese:

“In quel periodo (dal ‘700 alla seconda metà del Novecento?), la chiesa era di proprietà civica. E come tale doveva essere curata nella manutenzione dal sindaco e dal consiglio comunale del luogo: sono appunto i ritrovati verbali delle riunioni di tale consiglio o consolato che ci danno i primi lumi storici.

Il ‘700 rappresenta un periodo di particolare fermento per la nostra parrocchia, infatti, come già ricordato, risale a quest’epoca l’aspetto odierno della chiesa e in questo contesto non si può fare a meno di ricordare la figura fondamentale di Don Revelli Carlo Francesco, nato a Lanzo nel 1715 ed eletto prevosto a Coassolo il 31 maggio 1743. Sacerdote zelante e preparato, proseguì e ultimò la costruzione della nuova chiesa parrocchiale, edificata a prezzo di enormi somme di denaro. Dal resoconto di Don Celestino Berta si evince che il prevosto era un uomo di cultura che aveva studiato teologia e diritto. Don Revelli ridiede slancio alla vita religiosa di Coassolo nel suo complesso: “Per l’istruzione degli adulti il prevosto si serve del catechismo romano e dei sermoni del Monsignor Bossuet. Nel tempo di Quaresima un predicatore pagato dalla comunità predica 5 giorni la settimana (tranne il martedì[1]). Totalitaria l’osservanza del precetto pasquale, mediocre la frequenza di popolo nelle domeniche e nelle feste.

Don Revelli si prodigò per diffondere l’istruzione e la preghiera, al centro della sua preoccupazione pastorale fu anche il rilancio delle devozioni popolari raccomandate dalla Chiesa e il culto locale dei Santi. Pertanto, consentì e incoraggiò l’erezione della Confraternita di San Giuseppe, 15 febbraio 1754, fece costruire diverse cappelle nelle borgate e il campanile nel 1771.

Compiuta la costruzione della grandiosa chiesa, il prevosto Revelli provvede ad ampliare la casa canonica; a tal fine vendette, col consenso della Curia arcivescovile di Torino, sei tavole di terreno e attinse in notevole quantità dal patrimonio di famiglia donando anche beni stabili di sua proprietà in regione Oviglia e ne risultò – 1769 – l’abitazione definitiva e duratura: 3 vani sotterranei, cucina e 3 stanze al piano terra, 4 camere al primo piano coperte da “lose”; altro fabbricato adiacente composto da stalla fienile con aia.

 La facciata della chiesa fu restaurata nel 1939. L’iniziativa del restauro è dovuta al comm. Nicola Vigna, che fu per molti anni Sindaco e poi primo Podestà di Coassolo. Superando ostacoli amministrativi, egli lo volle ben fatto e tale da conservare in modo duraturo il ricordo della pietà religiosa della gente di quella vallata a cui apparteneva da secoli la sua famiglia. Al dott. Sales, che gli successe nelle responsabilità della Podesteria, si debbono gli aumenti di stanziamento che permisero il completamento del restauro con criteri di assoluta decorosità. Il restauro, particolarmente delicato, fu dovuto per eliminare degli errori costruttivi iniziali senza minimamente alterarne l’aspetto iniziale. Infatti, per quali ragioni la facciata era in condizioni deplorevoli di conservazione già nel 1783, cioè dopo un solo venticinquennio dalla sua edificazione? Perché, diremmo oggi, era mancata la direzione dei lavori: s’era costruito solamente ricorrendo ad un impresario sulla scorta di disegni architettonici di massima. Non solo, ma s’erano anche dimenticate le caratteristiche climatiche del luogo di costruzione, dando così una errata impostazione allo smaltimento delle acque piovane e delle nevi.

Il disordine idraulico aveva pertanto potuto agire con continuità in una terribile opera di alterazione fisica e chimica delle strutture e delle loro parti elementari.” I mattoni avevan perso le loro caratteristiche di resistenza iniziali; caratteristiche forse anch’esse basse data la presenza di molta sabbia, contrariamente a quanto gli stessi settecenteschi costruttori erano abituati a prediligere. Il legname, impiegato irrazionalmente, s’era poco alla volta marcito o polverizzato mettendo in serio pregiudizio delle pesanti masse in muratura. Le stesse pietre sono state scelte tra quelle gelive ed, usate a proteggere le murature, avevano poi permesso stillicidi, filtrazioni d’acqua e financo il piantamento di radici robustissime d piante nei giunti dei mattoni sottostanti.

Ma anche altre fonti di preoccupazioni statiche affioravano nel vecchio monumento coassolese, prima fra tutte l’inesperienza del capomastro luganese nelle fondazioni più adatte alla località e nel modo di proporzionarle. Le varie parti dell’ampliazione del 1747 gravavano sul terreno in maniera varia e sproporzionatamente irregolare: la facciata pesantissima infatti dovette affondare nel terreno più dei pilastri delle arcate delle navate della chiesa, e questi, alla loro volta, più dei tratti di muro continuo non gravati che dal proprio peso; le numerose fessurazioni esistenti erano la più chiara evidenza di tale fatto.

 Per quanto riguarda la scelta del Santo Patrono si narra che i Coassolesi scelsero S. Nicola perché la sua statua venne giudicata di fattura migliore rispetto a quella di S. Martino, che avevano originariamente commissionato. L’organo opera di Tiburzio Gorla risale al 1856, recentemente restaurato. Mentre la Grotta di Lourdes venne aggiunta dopo la Prima Guerra Mondiale come segno di devozione dei reduci di cui contiene gli ex voto. La casa parrocchiale invece subì un primo restauro nel 1832 ad opera di tale De Giovannini, infatti versava in uno stato di decadenza fin dal 1594. Recentemente (settembre 2017) è stato concluso l’ultimo restauro della casa parrocchiale reso possibile dall’opera di volontariato di numerosi parrocchiani.

 n quanto fulcro della vita parrocchiale la chiesa dedicata a San Nicolao è anche il centro attorno a cui si snodano alcune tra le festività principali del Paese, prima tra tutte la festa patronale di San Nicola (chiamato S. Nicolao a Coassolo per via dell’influenza dialettale) che si svolge la prima domenica di dicembre. La particolarità di questa festa è che per essere scelti come priori occorre essere padri di famiglia rispettati dalla comunità. Per un forestiero questa costituisce la prova definitiva dell’avvenuta adozione.

Da ricordare anche la festa di San Giuseppe che vede ancora oggi protagoniste le Compagnie di San Giuseppe, rispettivamente maschile e femminile che oggi si riuniscono in un'unica festa. L’appartenenza a queste Compagnie si trasmette di padre in figlio e di madre in figlia.

Nel panorama delle tradizioni religiose coassolesi hanno avuto a lungo particolare rilievo la festa della Madonna del Rosario, e la Congregazione delle Figlie di Maria, sciolta attorno agli anni Cinquanta. Si trattava di una congregazione riservata alle giovani nubili che dovevano partecipare alle processioni con speciali abiti bianchi.